Eugenio Murrali – Città del Vaticano

Nel suo discorso di domenica 7 giugno, durante l’incontro Tessere reti con il mondo dell’arte, della cultura, dell’economia e dello sport, al Movistar Arena di Madrid, Papa Leone ha fatto riferimento alle “saetas” un genere particolarmente popolare in Spagna. Nel suo discorso il Pontefice ha detto che “tessere reti significa creare insieme”. Tra le produzioni artistiche, che mostrano “il legame tra il materiale e lo spirituale che costituisce la nostra esistenza”, Leone XIV ha ricordato – oltre ad alcuni classici come Lope de Vega, Santa Teresa d’Avila, Calderón de la Barca – anche le saetas: “Non sorprende quindi che l’annuncio della Buona Novella e la consapevolezza di essere fratelli si esprimano sotto forma di ‘saeta’ durante la Settimana Santa”.

 

Un genere amato e popolare

“Cammina lento e stanco/ Padre mio il Nazareno/ quanto martirio ho qui cantato/ alzato sul palo / sembra un giglio spezzato”, recita il testo di una saeta flamenca, studiata dall’etnomusicologa Eloisa Zoia.  Le “saetas” appartengono alla tradizione orale e sono una particolare espressione di canto, generalmente monodica, raramente dialogica, che ha avuto il suo maggiore sviluppo nella Spagna del sud, in particolare in Andalusia, a partire dal Cinquecento. Sono eseguite durante la Settimana Santa e, talvolta, in altri momenti della Quaresima.
La parola deriva dal latino “sagitta”, “freccia”, forse a indicare l’acuto dolore che il saetero esprime levando la sua voce penetrante per onorare la sofferenza di Cristo. Due sono le principali famiglie di questo genere: le saetas antiguas e le saetas flamencas. Le prime, come dice il nome, risalgono ai tempi più lontani, mentre le seconde hanno fatto propri alcuni tratti del repertorio del flamenco e questo ha facilitato la loro diffusione e le ha rese molto amate.

 

Le “saetas” più antiche e quelle afflamencate

Le varianti più antiche del genere, spiega Zoia, continuano oggi a essere recitate nei piccoli centri. Questi canti, che hanno di solito una struttura molto semplice e non prevedono accompagnamento musicale, si sono però trasformate nel tempo. In particolare nel ventesimo secolo, l’influenza del flamenco ha arricchito le saetas di melismi e altri abbellimenti e le ha fatte apprezzare anche ai ceti meno popolari. Oggi sono queste ultime, le saetas flamencas, a essere eseguite nelle città maggiori. Sono le confraternite a organizzarle, chiedendo   saeteros professionisti di eseguire questi canti in determinati momenti della processione.
Ma oltre alla dimensione performativa, c’è un fortissimo senso di devozione nella saeta. C’è chi, volendo rendere grazie a Gesù, pur non essendo un cantante di mestiere, si prepara duramente per rendere il proprio omaggio, ci sono scuole in cui si studia questo genere fin da bambini. Ed è questa natura trasversale, questo coinvolgimento complessivo l’aspetto più significativo delle saetas

 

Ispirazione per grandi artisti

La “saeta” è stata capace di impressionare negli anni diversi artisti. Tra questi, il jazzista statunistense Miles Davis, nel suo Sketches of Spain, del 1960, incise un brano, Saeta, dedicato al genere, e cercò di rendere strumentalmente quella voce che raccontava la Passione di Cristo. “Da un punto di vista jazzistico – chiarisce Zoia – prende la base e improvvisa dei melismi, degli abbellimenti sulla scala flamenca, e lo fa con la tromba, solamente a livello musicale a livello melodico, senza aggiungere il testo, che pure è una parte importante della saeta, perché è la parte più legata all’espressione del sentimento religioso”. La studiosa ricorda inoltre la poesia di Antonio Machado, dedicata a questo genere e musicata da Joan Manuel Serrat: “Oggigiorno è una delle versioni di saeta più importanti in tutta la Spagna, tutte le bande la hanno nel repertorio e la suonano costantemente durante le processioni”.

 

Vatican News