Antonella Palermo – Inviata a Barcellona
Dinamismo culturale, turismo vorticoso, attrazione privilegiata per interscambi studenteschi. Barcellona è travolgente: aperta, una luce temperata e perle architettoniche in dialogo con un tessuto urbano vibrante, arcaico e avveniristico insieme. Benvingut [benevenuto] è il saluto in catalano stampato su teli colore del cielo appesi ai lampioni lungo i viali principali della città. Pau [pace] è la parola in evidenza che accompagna la scritta; insieme a tante altre disegna, in quel campo di cielo, la sagoma di una colomba con un ramoscello di ulivo. Esperança, humanitat, diversitat, respecte, dignitat, convivenza, hospitalit, solidaritat…: un concentrato di desideri e di impegni riposti su quei lenzuoli a sventolare.
Hub mediterraneo
Il Primavera Sound di Barcellona – uno dei festival musicali più importanti d’Europa, tra sonorità indie, elettronica, pop e rock -, si è appena concluso. La Rambla, il percorso più celebre della città, è trivellato ogni dieci passi da operai all’opera per il rifacimento pavimentale. È il riflesso di un fermento che percorre le arterie di una metropoli dove la gentrification alle volte stride con gli arroccamenti identitari di un vento autonomista archiviato, secondo la maggior parte degli osservatori, ma forse ancora sotto traccia. Motore economico incontrastato della penisola iberica fin dal XIX secolo, è palpabile a Barcellona il consolidamento di una classe borghese che ha stimolato una trasformazione profonda del paesaggio.
L’arrivo del Papa nel solco del Corpus Domini
Arrivare in questo vero e proprio hub del Mediterraneo alla vigilia della visita del Papa significa respirare, per fortuita coincidenza, anche il clima della solennità del Corpus Domini, qui considerata ‘la festa delle feste’, anche per i molti non praticanti, tanto da essere stata riconosciuta l’anno scorso festa di interesse nazionale in Catalogna. In scena, domenica scorsa, davanti alla cattedrale della Santa Croce e di Santa Eulalia, sede dell’arcidiocesi dove Leone XIV inaugura oggi, 9 giugno, la tappa catalana del suo viaggio apostolico in Spagna, sono state le tradizioni popolari medievali con le statue danzanti in cartapesta alte oltre tre metri – i giganti (cabezudos) -, rappresentanti uomini e donne del popolo in abiti medievali, animali con il fuoco nella bocca, cavalli, e l’aquila, anch’essa maestosa con dei fiori nel becco, simbolo di Cristo eucaristia. Mito e fede, due espressioni antropologiche e spirituali perennemente intrecciate in questa regione.
Devozione popolare e agnosticismo
Nel chiostro campeggia il caratteristico uovo che balla: un uovo svuotato in equilibrio sopra il getto d’acqua di una fontana che lo fa saltare senza farlo cadere. La sorgente è riccamente decorata con fiori e ciliegie: il segno della passione di Cristo e dell’ostia consacrata ma anche l’allusione alla fecondità e alla rinascita. Allestimento che anche il Papa potrà vedere, insieme a una splendida infiorata all’ingresso della basilica della Sagrada Familia, icona indiscussa della città. Tutto parla di una natura che non è solo ornamento ma elemento strutturale degli edifici, come nelle opere di Gaudí dove è uno dei motivi centrali di ispirazione. Naso all’insù, dunque, come recita il motto del viaggio del Pontefice, ma anche sguardo lungo all’orizzonte: spuntano le navi da crociera, si alza il vento liberante e fresco. Crocevia di popoli, meta di imprenditori e artisti, porta sul mare nostrum: una risorsa, il mare, o un baratro potenziale? La domanda riassume il crinale di questo tempo, sospeso tra il prendere il largo per aspirare a una vita buona e bella e il caderci dentro, soccombere.
Tra mito identitario e pulsioni cosmopolite
Se chiedi dell’arrivo del Papa l’impressione iniziale è quella di un tono più sommesso rispetto a Madrid, più frenato. Del resto, siamo nella regione dove più sensibile è il secolarismo. “Purtroppo la Chiesa è stata vista qui come un’alleata del franchismo, uno dei motivi di stampo ideologico che, anche se in maniera molto più attenuata rispetto al passato, continua comunque a tenere una cospicua parte di abitanti lontano da un coinvolgimento personale e comunitario nella vita ecclesiale”, sostiene don Giampaolo Ghisleni, bergamasco di origine, parroco dei cattolici di lingua italiana a Barcellona. “Qui si vive un’esperienza quasi medievale dell’approccio alla fede e, in questi giorni in cui si è terminata la guglia più alta della Sagrada, io mi sentivo come un cittadino della Firenze del ‘300 quando vedeva completarsi la cupola del Brunelleschi e magari diceva tra sé e sé: ‘una chiesa così ce l’abbiamo solo noi’”.
La fede, un risveglio?
Eppure, una rinascita del senso religioso qui affiora, tanto che sempre più numerosi sono coloro che si accostano all’iniziazione cristiana da adulti, evidenzia il decano del Capitolo della cattedrale, Santiago Bueno Salinas. È un risveglio che si manifesta con accenti a volte più lampanti e altre come se fosse un movimento carsico, con una risposta variegata, tutta da decifrare e “legata essenzialmente alla presenza di movimenti ecclesiali molto radicati, dall’Opus Dei al Cammino Neocatecumenale e al Cammino di Emmaus che attraggono molti giovani”, spiega ancora il parroco che mercoledì 10 giugno concelebrerà nella Sagrada insieme con il Papa. “La sfida – sottolinea – è come integrare questi movimenti con il vissuto delle parrocchie che appare più vetusto” e anche come far permeare il vento dello Spirito dentro le stratificazioni sociali. Intanto resta impressa nella mente l’immagine di tante persone – famiglie, religiose, anche anziani fragili – in ginocchio oranti nella piazza davanti alla straordinaria facciata dell’antichissima cattedrale gotica dedicata alla patrona della città. In ginocchio, con la mirada su Gesù.
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